Fraglie

Fraglie

Denominate anche arti, paratici, misteria, corporazioni. Erano le associazioni che nell’Italia centrosettentrionale dei primi anni del secolo XIII raccoglievano tutti coloro che esercitavano lo stesso mestiere o la stessa professione (tessitori, falegnami, sarti, mercanti, tintori, cardatori di lana, notai, giudici).
All’interno delle (—) si elaborarono norme di organizzazione che, quando furono tradotte per iscritto, diedero vita agli statuti corporativi. Questi disciplinavano il periodo di apprendistato necessario per chiunque avesse voluto intraprendere un’attività professionale. Esso si svolgeva sotto la guida di uno o più maestri di bottega.
Alla fraglia si veniva ammessi solo dopo aver sostenuto un esame (che si affrontava solo al raggiungimento dell’età minima richiesta per l’ingresso nella corporazione), comprovante il possesso dei requisiti umani e professionali richiesti per l’esercizio del mestiere o della professione.
All’interno delle (—) il processo produttivo era sostenuto da salariati e da garzoni, nonché dagli apprendisti (per un tempo prefissato). Scopo della fraglia era il raggiungimento di un monopolio cittadino nel settore economico o professionale. L’unità degli intenti veniva salvaguardata anche attraverso un tenore di vita in comune tra gli associati, che si svolgeva sia all’interno della bottega, attraverso la partecipazione quotidiana degli associati alla mensa collettiva, sia all’esterno, attraverso la loro unanime partecipazione a manifestazioni religiose e politiche.