Gestalt

Gestalt [psicologia della]
Scuola psicologica secondo cui l'esperienza percettiva e, per estensione, la vita psichica, è costituita da processi dinamici organizzati secondo principi strutturali autonomi. La G. (forma in tedesco) è una configurazione in cui la funzione delle parti è determinata dall'organizzazione dell'intero, in altre parole un tutto irriducibile alla semplice somma dei suo elementi costitutivi. La psicologia della G. nasce a opera di Wertheimer, Kofka e Khler, i quali nel 1912 fondano la rivista Psychologische Forschung, periodico ufficiale del movimento gestaltista europeo, che ospita molti e importanti contributi sperimentali e teorici, fino a quando non viene messa a tacere nel 1938, essendo i suoi fondatori tutti contrari al regime hitleriano. Emigrati negli Stati Uniti, i gestaltisti influenzano in misura determinante la psicologia nordamericana, temperandone le istanze comportamentiste, aprendola all'interesse per i processi percettivi e introducendovi criteri interpretativi dell'apprendimento alternativi rispetto a quelli associazionistici. A sua volta, la psicologia statunitense modifica in parte il gestaltismo originario, spostandone l'interesse dalla percezione alla motivazione e al comportamento sociale, come è soprattutto testimoniato dall'opera di Lewin. Il principio fondamentale del gestaltismo è documentato sperimentalmente nel primo lavoro di Wertheimer, Studi sperimentali sulla percezione visiva del movimento (1912): qualora si proietti un fascio di luce attraverso due fessure, la prima verticale e la seconda inclinata di 20 gradi rispetto alla prima, e qualora fra le due proiezioni intercorra un intervallo di tempo di 60 millesimi di secondo circa, il soggetto percepisce un'unica linea luminosa che si sposta da una posizione all'altra; questo semplice dato mette in crisi la psicologia elementistica, secondo la quale ogni percezione è scomponibile in sensazioni elementari. Tutta la storia successiva della psicologia della G. è riconducibile alla scoperta relativa al movimento phi, come è stato chiamato da Wertheimer, scoperta che verrà estesa ad altri aspetti della percezione, nonché all'intelligenza, all'apprendimento, alla memoria, alla motivazione e alla psicologia sociale. I punti chiave della psicologia della G. possono essere riassunti come segue.
1) Qualità formali. Sono state così denominate da Ehrenfels determinati oggetti percettivi non riducibili alla somma di sensazioni elementari. Fattori strutturanti: costituiscono le regole secondo le quali il dato sensoriale si struttura per offrirsi alla percezione. Sono, ad esempio, fattori strutturanti la vicinanza per cui una serie di figure che non hanno altro criterio di organizzazione si raggruppano, in funzione della loro prossimità, in colonna, in fila, in diagonale; la somiglianza per cui figure simili si evidenziano nel campo percettivo; la buona continuazione per cui la distribuzione spaziale di elementi viene percepita come derivante dal movimento di un singolo elemento lungo i punti che costituiscono la configurazione; la chiusura per cui, quando una struttura potenzialmente integrata presenta vuoti o parti mancanti, viene percepita ugualmente come una figura chiusa e regolare. A partire da questi primi fattori strutturanti è stata elaborata, nel tempo, una serie di criteri che regolano le percezioni: il criterio di globalità, secondo il quale ogni figura ha una sua organizzazione interna per cui ciascun elemento viene percepito in funzione del tutto nel quale è inserito. Solo in questo caso si comprendono, ad esempio, illusioni ottiche quali le frecce di Müller-Lyer, il criterio di figura sfondo (la forma si stacca ogni volta dallo sfondo come entità individuabile perché tende all'unitarietà e alla chiusura; in casi particolari, figura e sfondo possono invertirsi senza modificazione del campo percettivo, come nella figura di Rubin), la strutturazione (i fatti percettivi tendono spontaneamente a configurarsi in configurazioni) e la buona forma (è la forma che, a livello percettivo, si tende a privilegiare rispetto ad altre perché più continua o più simmetrica, più chiusa o costituita da elementi che si muovono nella stessa direzione).
2) Isomorfismo. Principio postulato da Khler, ipotizza una corrispondenza tra l'ordine percepito nello spazio ambientale e l'ordine funzionale che caratterizza la dinamica dei processi cerebrali sottostanti l'atto percettivo, per cui il nostro cervello non reagisce a stimoli reciprocamente indipendenti, ma funziona fin dall'inizio come un sistema totale dinamico.
3) Teoria del campo. Lewin ha elaborato una teoria secondo cui i comportamenti hanno luogo all'interno di un campo psicologico o spazio vitale, di cui fanno parte tutti gli eventi psichici passati e presenti, capaci di determinare i comportamenti stessi. Per rendere in modo efficace l'azione simultanea dei molti e contrastanti fattori di campo, Lewin utilizza il linguaggio grafico della geometria topologica che rappresenta i rapporti qualitativi intercorrenti fra i diversi settori di uno spazio: agli eventi che corrispondono alle attese motivazionali dell'individuo viene assegnata una valenza positiva; agli eventi che lo minacciano e lo frustrano una valenza negativa.
4) Insight. In contrasto con la teoria comportamentista, che vedeva nel procedimento per prove ed errori la sola via per la soluzione dei problemi, sia pratici sia teorici, la psicologia della G. sottolinea come l'apprendimento possa avvenire attraverso un'intuizione (insight) che, riorganizzando il campo, trova la soluzione del problema.
5) Psicologia psicodinamica della forma. Elaborata da Perls, ha come assunto principale che l'esperienza personale sia una successione di relazioni figura-sfondo in cui i bisogni specifici del momento emergono rispetto al contesto, per poi svanire, una volta soddisfatti, ed essere sostituiti da nuove configurazioni. Se il bisogno non è soddisfatto e la forma non è completa, si apre un conflitto psichico. Il benessere e la salute mentale derivano soprattutto dalla consapevolezza, da parte del soggetto, del continuo processo di formazione, dissoluzione e riformulazione della forma, che di volta in volta assume la propria esistenza in base ai contesti in cui si trova a esprimersi e alle differenti configurazioni del contesto stesso.