Analisi del discorso

Analisi del discorso
Filone di ricerca qualitativa che risente dell'influenza teorica di discipline non soltanto psicologiche. Tra le principali fonti di influenza esterne alla psicologia una delle più rilevanti è rappresentata dal contributo di Bachtin, la cui opera rivela magistralmente la centralità del dialogo nella conoscenza e nella vita umana; segue quella di Wittgenstein, che considera il linguaggio come una forma di vita, ossia non semplicemente come un sistema logico di simboli utile a rappresentare la realtà esterna, ma piuttosto come un sistema convenzionale utilizzato nel contesto sociale in relazione a specifici obiettivi (di qui la nozione di gioco linguistico); ancora quella di Austin e Searle, che con la teoria degli atti linguistici dimostrano il carattere pragmatico della comunicazione; quella di Goffman, il quale studia la gestione strategica della comunicazione interpersonale e pubblica come evento drammaturgico; ed infine quella di Foucault, che considera le pratiche discorsive come strumentali all'esercizio del potere sociale e interpersonale. Tra le fonti di influenza interne alla psicologia punti di riferimento centrali sono i contributi di Mead e Vygotskij, che mostrano la relazione pregnante tra attività cognitiva e contesto sociale, il costruzionismo sociale di Gergen (che sottolinea il carattere relazionale dell'esperienza umana; e l'approccio retorico alla psicologia sociale di Billig, che evidenzia la natura dilemmatica e negoziale delle pratiche di comunicazione. Partendo da tali premesse teoriche ed epistemologiche, l'a. del d. si afferma a partire dagli anni Settanta come tecnica di ricerca per l'interpretazione soggettiva, procedurale e qualitativa della struttura profonda della comunicazione. Si differenzia dall'analisi del contenuto che invece mira a descrivere in maniera oggettiva, sistematica e quantitativa il contenuto manifesto della comunicazione. L'a. del d. non si limita a registrare l'andamento delle interazioni comunicative dal loro esterno, ma adotta il punto di vista locale e situato di chi è coinvolto nell'interazione, producendo proposte soggettive di interpretazione. Tale approccio metodologico, nonché l'interesse per il parlare inteso come attività sociale situata nei contesti di vita quotidiana, avvicina l'a. del d. ad un'altra tecnica di indagine qualitativa: l'analisi della conversazione. Entrambe si propongono di descrivere la produzione e l'organizzazione delle sequenze discorsive sottolineando l'assoluta centralità del contesto (text and talk in interaction). Tuttavia, mentre l'analisi della conversazione è interessata a rintracciare i dispositivi interni del parlato che consentono il fluire, la coordinazione e la comprensione intersoggettiva (ad es.: presa di turno, pause, sovrapposizioni etc.), l'interesse dell'a. del d. si focalizza maggiormente sull'organizzazione dei significati, sul ricorso a specifici repertori linguistici, sulle strategie retoriche e argomentative. In quest'ottica, l'a. del d. non considera il linguaggio come uno specchio fedele di strutture cognitive preesistenti, ma piuttosto come un potente strumento retorico, utilizzato strategicamente per indebolire o per rafforzare una posizione. Tra le varie modalità di a. del d. negli ultimi anni si è affermata una prospettiva di indagine critica che tenta di rivelare le relazioni tra linguaggio e potere. L'obiettivo specifico è dunque quello di comprendere le motivazioni e gli obiettivi che gli attori si propongono e manifestano attraverso le proprie azioni discorsive, cercando di spiegare come l'organizzazione del discorso e l'ordine sociale di fatto si influenzino a vicenda. Tre sono gli indirizzi che caratterizzano il dibattito sull'analisi critica del discorso: l'approccio socio-culturale (Scuola di Londra), l'approccio cognitivo (Scuola di Amsterdam) e l'approccio socio-storico (Scuola di Vienna). L'approccio socio-culturale, inaugurato da Fairclough, si focalizza sull'intricata relazione tra usi del linguaggio e strutture sociali. In sostanza, secondo l'autore, l'appartenenza a strati sociali specifici influenza fortemente il modo in cui le persone utilizzano i sistemi di significazione e di conseguenza l'assetto socio-culturale delle relazioni, delle identità e delle credenze è continuamente modellato da tali pratiche comunicative. In quest'ottica, la specificità dell'analisi critica del discorso consiste nell'evidenziare le relazioni tra eventi comunicativi e strutture socio culturali (articolazione in classi, ruoli, istituzioni). L'approccio cognitivo, il cui rappresentante più illustre è Van Dijk, mostra particolare attenzione verso i processi cognitivi attivati nella costruzione e nell'elaborazione di un evento discorsivo. Di conseguenza, l'autore sottolinea il legame tra processi cognitivi attivati dalla memoria a lungo termine (ad es.: schemi, copioni, frames) e strategie retoriche utilizzate nella produzione di testi/discorsi evidenziando come tale relazione sia di fatto funzionale alla riproduzione della società in termini di stereotipi, pregiudizi, orientamenti ideologici etc. Infine, l'approccio socio-storico, che coincide con il lavoro del gruppo di ricerca coordinato da Wodak, analizza gli eventi discorsivi prestando attenzione non soltanto alle variabili psicologiche che collegano la progettazione cognitiva alla resa discorsiva (ad es.: profili di identità, livelli di coinvolgimento emotivo etc.), piuttosto alle dinamiche costitutive dei contesti (coordinate spazio-temporali, rapporti di ruolo, macroscenari, orizzonti interpretativi).