SME

SME [Sistema Monetario Europeo]

Sistema istituito nel 1979 nell’ambito della Comunità europea al fine di stabilire tra le economie dei paesi membri non solo delle relazioni di cambio stabili, ma anche una disciplina comune nel campo della politica economica e monetaria.
Lo SME si poneva come obiettivo la creazione d’una zona di stabilità monetaria in Europa grazie all’attuazione di determinate politiche in materia di cambi, crediti e trasferimenti di risorse, per evitare che il disordine monetario ostacolasse il processo di integrazione a livello comunitario.
L’elemento cardine del sistema era rappresentato dall’ECU (v.), il cui valore era dato dalla media ponderata delle diverse monete nazionali: tutte le altre monete potevano variare rispetto all’ECU in una banda di oscillazione, inizialmente pari a ± 2,25%.
Una volta ottenute le parità centrali (v.) rispetto all’ECU era possibile desumere agevolmente anche la parità tra le diverse monete nazionali. Nel caso di eccessiva rivalutazione o svalutazione di una moneta rispetto alle altre, il governo nazionale doveva adottare le necessarie politiche monetarie (v.) che ponessero fine allo squilibrio momentaneo; se queste politiche si dovessero rivelare inefficaci, si doveva procedere ad un riallinamento tra le varie monete, procedura che era demandata ad organi politici comunitari.
Il meccanismo dello SME, pur tra fasi alterne, ha retto per diversi anni. Inizialmente esso prevedeva che alcune monete più deboli potessero oscillare rispetto all’ECU in una banda più larga (± 6%), facoltà di cui si sono avvalsi in passato l’Italia, la Gran Bretagna, la Spagna ed il Portogallo.
Tra il 1992 ed il 1993, tuttavia, anche lo SME è entrato in una fase di profonda crisi e, seppure ancora formalmente operante, risultava notevolmente ridimensionato rispetto agli originari obiettivi.
Nel settembre 1992, infatti, sono uscite dal sistema la lira (poi rientrata nel 1996) e la sterlina, in seguito a pesanti speculazioni che vanificavano ogni sforzo delle banche centrali (v. BCN) di tenere la parità rispetto all’ECU. Nell’agosto 1993 nuove ondate speculative (sul franco francese e sulla peseta spagnola) hanno portato all’accordo di Bruxelles con cui è stato deciso di ampliare la banda di oscillazione delle monete ancora rimaste nello SME, portandola al ± 15%: con questo compromesso si è lasciato in vita il sistema, svuotandolo però di ogni reale efficacia, non essendo più in grado di assicurare una reale convergenza monetaria tra i paesi della Comunità.
Il sistema monetario ha, quindi, continuato ad operare normalmente anche dopo la crisi del 1992, accogliendo anche altre monete inizialmente non partecipanti (scellino austriaco, marco finlandese e dracma greca). Anzi occorre sottolineare che, nonostante l’ampia banda di oscillazione concessa agli Stati membri, gli effettivi scostamenti sono stati minimi (merito anche della più incisiva convergenza economica attuata per il passaggio alla moneta unica).
L’esperienza dello SME è comunque terminata con l’adozione della moneta unica (v. Euro) a partire dal 1° gennaio 1999; da quella data non solo l’ECU è stato sostituito dall’euro, ma non ha più ragione d’essere un meccanismo di stabilizzazione dei cambi.
Il problema della stabilità monetaria si è posto, invece, per le monete degli Stati che non partecipano alla moneta unica (v. Paesi out), che comunque devono garantire una stabilità nel tempo e rispettare il vincolo della permanenza nello SME per almeno due anni per poter partecipare in futuro all’euro. Per questi motivi nel corso del 1996 sono state presentate alcune proposte per l’istituzione di un meccanismo di cambio tra l’euro e le monete degli Stati non partecipanti: lo SME-2 (v.).