Audiovisivi

Audiovisivi artt. 9, 12, 30, 31, 48-66, 127, 128, 130 Trattato CE; Direttiva 3 ottobre 1989, n. 89/552/CEE

Politica comunitaria riguardante radio, televisione e cinema. Essendo beni culturali, espressione delle tradizioni e dell’identità di ciascun Stato membro dell’Unione, non è possibile considerarli come merci: per questo motivo l’intervento comunitario è essenzialmente incentrato sullo sviluppo dell’industria di programmi cinematografici e televisivi. Il settore in esame è caratterizzato da numerosi punti deboli individuati dalla Commissione europea in:
frammentazione in mercati nazionali. Ciò significa che operatori del settore non possono competere efficacemente a livello mondiale;
mancanza di una rete transfrontaliera di distribuzione dei programmi cinematografici e televisivi;
deficit cronico e crollo degli investimenti.
Per tentare di risolvere questi problemi la politica comunitaria degli audiovisivi si propone un duplice obiettivo:
— garantire uno spazio europeo per i servizi audiovisivi;
— contribuire allo sviluppo di una forte industria dei programmi cinematografici e televisivi altamente competitiva e tale da creare nuove possibilità lavorative in Europa.
Il primo passo verso la realizzazione degli obiettivi citati è stato riconoscere al sistema radiotelevisivo la qualifica di “servizio”, facendolo così rientrare nell’ambito della relativa previsione del trattato (art. 50). Ciò è avvenuto grazie alla sentenza del 30 aprile 1974 (caso Sacchi-Telebiella). Successivamente a questa pronuncia il settore è stato disciplinato dalla direttiva del 3 ottobre 1989, la quale è volta ad armonizzare le legislazioni nazionali attuando la libera circolazione delle trasmissioni radiotelevisive. Tale direttiva, nota come Televisione senza frontiere (v.), impone alle emittenti televisive della Comunità di riservare almeno il 50% delle loro trasmissioni ad opere europee ed è stata modificata dalla direttiva del 30 giugno 1997, n. 36 entrata in vigore il 30 luglio 1997. La sua applicazione, però, non ha apportato i benefici sperati all’industria europea dell’audiovisivo, nettamente superata da quella americana. Un Libro Verde (v.), pubblicato nell’aprile ’94, indica le linee guida della Comunità per i prossimi anni: adattamento della direttiva 89/552 al fine di considerare anche i nuovi sviluppi tecnologici del settore (pay-tv, pay-per-view, video-on-demand) ed armonizzazione dei sistemi nazionali di finanziamento. A sostegno di questa politica la Comunità stanzia periodicamente dei fondi: Media (v.), il programma di aiuti all’industria degli audiovisivi approvato nel febbraio ’95, prevede uno stanziamento di 400 milioni di euro (v.) dal 1996 al 2000.